
Il bluff
Come tutti sanno il gioco d’azzardo, in particolare giochi con avversari come quelli di carte, tipo il Poker, si basano sulla fortuna, sull’abilità, sulla quantità di denaro e sulla psicologia. La principale forma di arma psicologica nel gioco d’azzardo è quella universalmente nota come “Bluff”, simulazione. Il giocatore cerca di trarre in inganno i propri avversari cercando di convincerli di avere in mano carte migliori (o peggiori) di quelle che si hanno realmente, per portarli a sbagliare puntata o, perché no, ad uscire dal gioco.
Il concetto di bluff è particolarmente esasperato nel Poker. Qui ci sono diversi tipi di bluff: il bluff puro, quando si sa di non poter vincere ma si punta lo stesso molto alto, per indurre gli avversari ad abbandonare, consapevoli che se non lo fanno si perderà la mano; il semibluff, quando si ha una mano debole che potrebbe migliorare con le nuove carte; infine c’è il bluff passivo, che funziona al contrario rispetto al bluff puro, ovvero puntando poco avendo in mano una mano forte, convincendo gli avversari a puntare facendo salire il piatto.
Un caso particolarmente famoso di bluff vincente è quello che portò Chris Moneymaker, campione mondiale alle World Series del 2003, a la partita decisiva che lo portò al titolo: avendo solo un K come carta alta, si lanciò in un all-in, convincendo l’avversario (Sam Farha) a lasciare il gioco, pur avendo in mano una coppia di 9, quindi una mano potenzialmente migliore di quella di Moneymaker, che si portò a casa, oltre alla vittoria, anche il primo premio da 2,5 milioni di dollari. Questo è solo un esempio dell’importanza del bluff nel poker, e nel gioco d’azzardo in generale. La capacità di saperlo usare e di saper individuare quelli altrui, può fare la differenza tra un giocatore vincente ed uno mediocre, a parità di competenza tecnica e strategica.





